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Territorio |
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| | | | Marina di Grosseto e Principina a Mare… un po’ di storia
| | | (Archivio R. Soldati- Tratto da “Sciangai – Cuore di Marina di Grosseto”) | | | Lungo la costa maremmana di circa 130 km, l’arenile che si estende fra Marina di Grosseto e Principina a Mare è innegabilmente la spiaggia più bella, non fosse altro per la sua vastità. Esso si estende fra Principina a Mare e la Fiumara di San Leopoldo, lungo quasi 6 km e largo dai 50 ai 150 metri ed è limitato dall’ultima duna, la più recente di una lunga serie, dove si ostinano a vegetare ammofile, pancrazi, soldanelle ed eringi. Ma andando oltre, verso nord, fino al Forte Le Marze ( Forte costruito fra il 1757 ed il 1761 in funzione di vecchie saline), l’arenile raggiunge circa 12 km di lunghezza. Il canale emissario di San Leopoldo, cui venne assegnato il nome popolare di “Fiumara”, ha cessato ormai da molti decenni di svolgere il compito per il quale era stato costruito nel 1833 dal Governo lorenese: riversare nel Mar Tirreno le torbide acque di piena provenienti dall’Ombrone (….). Un altro corso d’acqua che interessa Marina più da vicino, scavato cinque anni dopo rispetto al San Leopoldo, è l’emissario San Rocco (detto oggi “il Fossino”), che fu realizzato, ancora nell’ambito delle bonifiche leopoldine, per adempiere a funzioni di canale di scolo della pianura grossetana (…). E’ chiaro che non si parlava ancora di Marina di Grosseto, e nemmeno di San Rocco, se non per indicare un Forte che aveva iniziato a costruire Leopoldo I di Lorena, nel punto della spiaggia più vicino al capoluogo maremmano, ma che era stato completato soltanto nel 1793 da suo figlio, il Granduca Ferdinando III. Quindi esisteva solo il Forte di San Rocco eretto dal Granducato di Toscana a difesa del tratto di costa compreso fra Forte Le Marze e la Torre della Trappola. Fino al 1834 vi ebbe fissa dimora una guarnigione di cavalleggeri (da qui il nome del “ponte dei cavalleggeri”); dal 1872, per decreto della Direzione delle Gabelle del Ministero delle Finanze, divenne sede di Dogana. E’ da allora che la Guardia di Finanza custodisce l’importante monumento, in sostanza l’unico di Marina (….). |  | | | | In realtà c’è a Marina un’altra sola testimonianza “storica” rappresentata da una coppia di colonnette fuse in ghisa che recano visibilmente la data “1842” e l’indicazione “Limite doganale”. Da quanto detto finora si evince che San Rocco, come località abitata sia pure da un piccolo gruppo di militari di stanza nel Forte, è nata soltanto poco più di due secoli addietro. Fu sempre per iniziativa di Leopoldo II l’iniziativa di regolari semine di pini sui tomboli della Toscana. All’inizio del 1900, San Rocco rimaneva un luogo litoraneo disabitato, fatto di spiaggia e pineta. Ma ben presto la gente cominciò a conoscere il suo mare ed a frequentarlo. Subito dopo la Grande Guerra, e cioè nel 1918, alcuni grossetani arrischiarono di costruire una baracca sulla prima duna della spiaggia, in modo da pernottare vicino al mare in estate. E con quelle poche baracche nacque la località balneare e civile di San Rocco dalla quale sarebbe poi derivata Marina di Grosseto. Nel decennio 1923-1932 la famiglia-tipo che viveva in baracca, nelle estati “sanrocchine”, apparteneva al ceto piccolo-borghese (per lo più impiegati e commercianti); non c’erano strade, né illuminazione, né condotte d’acqua, almeno negli anni ' 20. |  | | | | (Foto tratta da “Da San Rocco a Marina di Grosseto 1789-1989”) | | | Dalla località balneare denominata Marina di San Rocco si arrivò con delibera di Giunta n. 471 datata 21/X/1932 alla nascita di Marina di Grosseto. Marina si sviluppò dal dopoguerra alla fine degli anni ' 60, cioè in pieno boom economico. Tale boom partorì pure l’insediamento oltre gli ultimi edifici di Marina, fino al confine con il Parco della Maremma, cioè Principina-mare, il cui nome è derivato dalla Tenuta a mezza strada fra Grosseto e Marina, cui era pertinente il tombolo interessato. La storia di Principina ebbe inizio fra il 1958 e il 1959, quando Giuseppe Arfelli, approdato in Maremma da Cervia-Milano- Marittima, pensò che la pineta fra i Bozzi della Trappola e il Fossino- Canale Emissario San Rocco, ben si prestasse per un insediamento turistico: l’Arfelli riuscì ad acquistare un’area di 50 ha di tombolo, ad ottenere l’autorizzazione comunale per lottizzare ed edificare l’area stessa. Verso il 1960, tracciata la strada di penetrazione nella pineta, messi pini domestici ai suoi bordi, lottizzata la zona con una certa discrezione, nacque il primo albergo, cui si accompagnarono subito uno stabilimento balneare, un gruppo di negozi e le prime villette. Il nome “Principina-mare” fu adottato proprio dai proprietari in omaggio alla fattoria-madre (Principina Terra). A differenza di Marina, la direttrice di Principina segue l’asse viario che penetra la pineta secondo una linea da N.E. a S. W. |  | | | | (Foto tratte da “Da San Rocco a Marina di Grosseto 1789-1989”) (Commento tratto da Beppe Guerrini - Da San Rocco a Marina di Grosseto 1789-1989- Pacini Editore) | | | SCIANGAI: Una Storia nella Storia | | | (Foto Carlo Bonazza- Tratto da “Sciangai – Cuore di Marina di Grosseto”) | | | La parte di Marina di Grosseto a sinistra del Fossino, seppure oggi sia in fase di ristrutturazione urbanistica, è ancora conosciuta come “Sciangai”, nome dato al villaggio di capanne che nel tempo ha assunto un aspetto caratteristico che lo ha distinto fortemente dal resto del paese. Le baracche di legno prima della seconda guerra mondiale vennero ricostruite in muratura, e nel dopoguerra avvenne un vero e proprio boom. Nel villaggio si stabilirono molte famiglie e si costruì molto. Le baracche servirono per gli sfollati del dopoguerra e successivamente, dopo l’alluvione del 1966, alcune furono ricostruite, altre vennero impiantate ex novo nella pineta di Sciangai per ospitare gli alluvionati: erano prefabbricati donati al Comune di Grosseto dal governo svedese. “Gli insediamenti abitativi di Sciangai (…) sono avvenute ad ondate: dalle prime baracche di legno costruite negli anni trenta fino alle casette in muratura a cavallo degli anni quaranta per arrivare a quelle case tirate su di notte al lume dei fari di qualche auto (…). Vanno inoltre ricordate, anche se completamente scomparse, le capanne dei pescatori che si stabilirono nei primi anni cinquanta, appena a sud di Sciangai e le baracche prefabbricate donate dal governo svedese a seguito dell’alluvione del '66 (…)” |  | | | | (Archivio A. Giustarini- Tratto da “Sciangai – Cuore di Marina di Grosseto”) (Commento tratto da C. Barontini- G. Telloli “Sciangai- Cuore di Marina di Grosseto”- Ed. Vieri) |
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